I lasciti negativi di Berlusconi
Silvio Berlusconi è stato tra i costruttori di quella Seconda Repubblica che ha visto la distruzione di tutti gli spazi democratici e dei diritti sociali faticosamente guadagnati dal popolo italiano nei decenni precedenti.
Attraverso Mediaset è stato uno dei grandi colpevoli della deriva dei media e della stampa in senso "americano", che lui ha favorito anche con la politica spettacolo e la creazione del partito-azienda, basato sul leaderismo verticista invece che sulla prassi democratica.
È stato anche uno dei rappresentanti politici più efficaci di una fetta della grande borghesia italiana, e ha saputo portare avanti gli interessi di questa, che alla fine erano direttamente i suoi, preservando un certo "protagonismo" dell'Italia nel mondo.
Per questo, pur da fautore di una politica borghese, euro-federalista e atlantista, portò più di una contraddizione nel campo occidentale, sia per i suoi rapporti con la Russia, sia per quelli con la Libia, poi tradita nel 2011.
Possiamo dire che il suo lascito più negativo, se contestualizzato nella decadenza degli ultimi decenni, fu sicuramente l'antiberlusconismo, che riuscì, con una regia degna delle migliori operazioni di guerra psicologica, a spingere sempre di più gran parte della galassia "contestatrice" tra le braccia del centrosinistra, forza ancor più pericolosa, antipopolare e filo-atlantica dello stesso Berlusconi. Ciò arrivò sino alle celebrazioni per il golpe bianco con cui il Cavaliere fu deposto per mettere al suo posto Mario Monti.
Berlusconi non lottò per gli interessi della stragrande maggioranza degli italiani, ma per quelli di una stretta minoranza sempre più debole in un contesto internazionale che non lasciava alternativa tra la totale subordinazione a Washington e l'eliminazione. Provò a ritagliarsi margini di manovra con indubbia abilità, e patì le conseguenze politiche e giudiziarie di questo.
La sua figura per questo non può essere incensata acriticamente, ma serve anche tenersi lontani da ogni semplificazione denigratoria. Negli anni della Seconda Repubblica le forze egemoni dell'asse Washington-Bruxelles ebbero in Italia nel centrosinistra il loro più fedele esecutore, e Berlusconi rappresentò quell'espressione di una parte della grande borghesia italiana ancora alla ricerca di un proprio "posto a tavola", ma che inevitabilmente avrebbe dovuto cedere al nuovo stato di "comprador".
In questo il suo ruolo fu fondamentale, e, forse, in qualche modo stabilizzante nello scenario internazionale, anche se non al punto di evitare, o ritardare, le aggressioni imperialiste ai danni di Libia ed Iraq.
La sua scomparsa segna il pieno svolgersi di un' epoca di totale subordinazione della classe dirigente economica e politica italiana a Washington, senza nemmeno più la presenza di qualche modesto tentativo di perseguire un proprio interesse privato capitalistico.

Nonostante condividiamo gran parte di quello che si sostiene in questo articolo, i compagni del Circolo Culturale Proletario di Genova ritengono di dover aggiungere che Berlusconi è stato il principale artefice nel creare attorno ad un progetto reazionario un consenso popolare, grazie al controllo dei mass media, creando i presupposti per quella dittatura sovranazionale imperialista che è andata consolidandosi in tutta l'area occidentale e, in particolare in Italia ha visto prevalere, più che altrove, l'azzeramento dei diritti sociali e il predominio ideologico della destra e del capitalismo, diffuso ampiamente anche tra la classe degli sfruttati, che ha permesso per la prima volta in Italia che forze reazionarie, razziste e d'ispirazione fascista potessero prendere voti e sedersi al governo del paese. Berlusconi, tra le tante, ha anche questa grave colpa, non dobbiamo mai dimenticarlo.
15 Giugno 2023